La formazione di un’Ernia Discale

Come prevenire e curare la degenerazione discale con l’Osteopatia

Posture scorrette, sovrappeso, sedentarietà, abitudini alimentari sbagliate, lavori usuranti, traumi o microtraumi reiterati  possono portare, nel tempo, ad eccessive sollecitazioni meccaniche o pressorie, che vanno a influenzare la biomeccanica della colonna vertebrale, colpendo in maggior o minore misura alcune zone.

Tutti questi fattori, associati all’avanzare dell’età e alla scarsa o inadeguata attività fisica, possono causare una discopatia vertebrale, conseguente ad una degenerazione discale.

 

Degenerazione Discale

La formazione di un’ernia spesso incomincia con un deterioramento del disco intervertebrale, che perde pian piano le sue proprietà elastiche e inizia ad alterarsi.

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Degenerazione vuol dire che è in corso una deformazione strutturale o morfologica dei tessuti, causata da un’alterazione chimico-fisica, all’inizio a livello cellulare. Nonostante questo sia un processo naturale, non è, però, sempre legato all’invecchiamento, ma soprattutto allo stile di vita, che influenza la qualità tissutale e metabolica dell’organismo e non solo (leggi anche Antiossidanti e problemi Osteo-articolari).

Nel processo degenerativo discale, l’anello fibroso tende a cedere, creando delle lesioni, che vengono riparate con tessuto cicatriziale, molto poco elastico. Nel tempo, le fibre dell’annulus s’indeboliscono e il nucleo tende a premere (erniare) attraverso l’anello danneggiato e, progressivamente, a disidratarsi, irrigidirsi e a ridurre il proprio volume, creando una diminuzione dello spazio tra le vertebre.

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I quattro gradi di Erniazione del Disco Intervertebrale, iniziata con la degenerazione discale

I gradi della degenerazione discale

All’inizio, può avvenire una protrusione, chiamata anche bulging discale disco sporgente, nel quale le strutture più esterne dell’anello fibroso (che compongono la parete discale) iniziano a espandersi e a cedere, ma ancora non si sono lacerate. L’anello incomincia a sporgere in fuori, mentre il disco intervertebrale ancora si trova protetto all’interno dell’anello fibroso e deborda poco. La protrusione discale è ancora una sporgenza localizzata, ma può presentarsi sporadicamente, ad esempio come un evento di torcicollo (se sul tratto cervicale) o un colpo della strega (se sul tratto lombare).

disco erniato osteofitiIl passo successivo si verifica quando le fibre dell’annulus fibrosus si allargano ancor di più, e cedono completamente. A questo punto, vi è un’ernia ancora contenuta, ma successivamente può essere anche espulsa. Nell’erniaprolasso del disco, il contenuto gelatinoso del nucleo spinge contro le pareti dell’anello fibroso e tende a fuoriuscire. In realtà, il disco non scivola completamente all’esterno; il termine indica semplicemente che il materiale discale preme oltre lo spazio normale.

Dipendendo dall’altezza lungo il rachide (cervicale, lombaretoracica), il contenuto interno, espandendosi lungo tutta la circonferenza vertebrale, può venire a contatto con il canale vertebrale fino a comprimere le sue strutture nervose radicolari o midollari, potendo causare rispettivamente radicolopatie o mieloradicolopatie.

In genere, le ernie discali possono influenzare aree lontane dalla colonna vertebrale. I risultati possono essere problemi come cervicalgia, cervicobrachialgia, dorsalgialombalgia e lombosciatalgia.

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La struttura del Disco Intervertebrale

ernia disco fasiIl rachide è formato da 24 vertebre, ossa spinali che sono ‘impilate’ una sopra l’altra e creano insieme la colonna vertebrale. Tra una vertebra e altra, si trovano i dischi intervertebrali, 23 in totale. Ciascun disco è situato tra ogni coppia di vertebre, tranne che per la prima vertebra cervicale (atlante), che è un segmento particolare.

Lo scopo primario dei dischi intervertebrali della colonna vertebrale è quello di fungere da ammortizzatore tra le vertebre adiacenti, assorbendo l’impatto delle attività quotidiane e mantenendo le vertebre separate. I dischi, strutture fibrocartilaginee simili a ‘cuscinetti’, servono anche come legamenti che tengono insieme le vertebre del rachide, e come articolazioni cartilaginee che consentono una leggera mobilità vertebrale. Problemi specifici con una di queste fibrocartilagini possono indurre diversi sintomi, tra cui mal di schiena, dolore al collo e sciatica.

Il disco intervertebrale è composto soprattutto da acqua, specie nel nucleo polposo, ma anche di proteoglicani e collagene: di tipo I nell’annulus fibrosus esterno, e di tipo II nel nucleo e nell’annulus interno.

I dischi sono composti da due parti:

  • Anello Fibroso: è la porzione esterna del disco, resistente, composta di strati concentrici di fibre di collagene (lamelle) o fibrocartilagini resistenti, che circondano il nucleo interno e si fissano sui corpi vertebrali. La parte più esterna dell’anello è formata da un rete di fibre dense anteriormente, che sopportano forze di trazione.
  • Nucleo Polposo: è la porzione interna del disco, morbida, contenente una rete di fibre libere, sospese in un gel di mucoproteine (glicoproteine), di consistenza spugnosa. Fornisce la maggior parte della capacità del disco di assorbire colpi.

disco intervertebrale nucleoL’anello fibroso e il nucleo interno s’incastrano come due cilindri concentrici, e sono interconnessi da lamine cartilaginee. Le fibre anulari sigillano il nucleo gelatinoso, e distribuiscono la pressione e la forza imposte sulla struttura discale, in maniera uniforme.

Per illustrare il funzionamento d’adattamento biomeccanico del disco, possiamo immaginare, durante una flessione in avanti del rachide, le superfici articolari anteriori delle vertebre che si avvicinano, e il contenuto discale che si sposta posteriormente. Il nucleo polposo è il principale vettore del carico assiale del corpo, e dipende dal suo contenuto acquoso per mantenere la forza e la flessibilità.

Alla nascita, l’80% del disco è composto di acqua. Nel tempo, la struttura discale si può disidratare e diventare più rigida, e così, non è più capace di adattarsi perfettamente alle compressioni.  Affinché il disco possa funzionare correttamente, esso deve essere ben idratato e flessibile.

Il contenuto acquoso del disco si altera nell’arco della giornata, dovuto ad esempio a cambiamenti posturali, come il passare dalla posizione stesa a quell’eretta. Nella posizione stesa, il disco trattiene più acqua e, quindi, è più voluminoso che in quell’eretta. In piedi, la gravità fa sì che il peso corporeo applichi una forza pressoria sul nucleo polposo, che si allarga nel corpo vertebrale, favorendo una ‘dispersione’ idrica.

disco intervertebrale

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Flessione (a sin.) e Estensione vertebrale

Ecco perché uno dei consigli più semplici è quello di mantenersi ben idratati, e bere acqua in abbondanza durante il giorno. Sarà l’Intelligenza intrinseca in ogni organismo a distribuirla ove necessiti.

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Ricordiamo, inoltre che prevenire è il miglior rimedio. E’ bene quindi:

–     Mantenere uno stile di vita sano e equilibrato

–     E’ fondamentale avere un’alimentazione sana e naturale, ricca in fitonutrienti

–     Attività fisica costante e moderata per mantenere una adeguata tonicità muscolare

–     Mantenere una postura corretta: l’Osteopata può consigliare al meglio le posizioni e i movimenti da fare o da evitare durante il giorno o nel sonno, a casa, nel lavoro o durante l’esercizio fisico

osteopatia postura ernia discale–     La correzione della postura con trattamenti osteopatici può distribuire meglio i carichi, non solo per prevenire problemi relazionati all’asseto posturale e la struttura muscoloscheletrica in generale, ma anche per evitare l’evoluzione della protrusione o il peggioramento dell’ernia discale.

–     In questo caso, sono consigliate manipolazioni e mobilizzazioni osteopatiche, non invasive e correttive del rachide.

–     Infine, correggere, quando indicato, la prima vertebra cervicale (C1 o atlante), che quando è sublussata o in disfunzione o restrizione di movimento, può influenzare in maniera notevole tutta la biomeccanica del rachide e la fisiologia dell’intero organismo.

Consiglio

Non appena si hanno i primi segni di miglioramenti, si deve gradualmente iniziare a fare esercizi di mobilità, flessibilità e rafforzamento della muscolatura della schiena in generale, ma anche del collo, anche e spalle. Il nuoto può essere di grande aiuto in alcuni casi. I pazienti che ricevono trattamenti osteopatici e progrediscono con le attività fisiche, possono ottimizzare di molto la propria resistenza fisica, la forza muscolare e l’allineamento del corpo.

 

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Giovanni Turchetti

 

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