La teoria dello Stress

La Sindrome Generale di Adattamento, gli stressors e le fasi dello stress

Condizioni patologiche legate allo stress sono state soggetto di studio della scienza sin dal 1911, quando il fisiologo americano Walter B. Cannon applicò il concetto ingegneristico di stress in ambito fisiologico, suggerendo che gli stimoli emozionali potessero esseri capaci di causare danni fisici al corpo.

Risposta “combatti o fuggi”

teoria stress

E’ di Cannon la descrizione della risposta allo stress acuto, conosciuta anche come la risposta “combatti o fuggi”, o “fight or flight”, termine da esso coniato intorno al 1930. Si tratta di una reazione fisiologica che si verifica in presenza di qualcosa terrificante, sia mentalmente che fisicamente.

Egli si rese conto che una catena di reazioni, che si verificano rapidamente all’interno del corpo, aiutano mobilitare le risorse dell’organismo per affrontare situazioni minacciose.

In risposta allo stress acuto, il sistema nervoso simpatico del corpo è attivato a causa dell’improvviso rilascio di ormoni, stimolando le ghiandole surrenali e innescando il rilascio di catecolamine, tra cui l’adrenalina e la noradrenalina. Ciò si traduce in un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria e della pressione sanguigna. Dopo che la minaccia svanisce, ci vogliono da 20 a 60 minuti per l’organismo ritornare ai livelli normali pre-eccitazione.

risposta combatti o fuggi

In sostanza, questa risposta prepara il corpo per combattere o fuggire dalla minaccia. E’ importante notare che la risposta può essere attivata da minacce sia reali che immaginarie.

Cannon ha sviluppato anche il concetto di omeostasi, prendendo spunto dall’idea di ambiente interno formulata da Claude Bernard. Altri teorici continuarono a sviluppare l’idea che l’organismo cerca di mantenere l’Omeostasi e di rispondere a sfide inaspettate.

Hans Selye, nel 1935, propose la teoria della “Sindrome Generale di Adattamento”, che esaminava l’azione e le conseguenze degli stressor, ossia i fattori di stress sulla salute dell’organismo. Il suo ragionamento suggerì che ogni organismo debba essere capace di adattarsi all’ambiente e alle condizioni sociali “stressanti” e, potenzialmente, a rischio di vita.

Queste risposte adattative devono essere non specifiche, perché devono essere capaci di rispondere ad una miriade di condizioni estreme, che sia estremo calore o freddo, mancanza di cibo, trauma, malattia o condizioni psicologiche come paura.

Il fattore limite di questa capacità, secondo Selye, era l’energia d’adattamento dell’organismo. Cioè, il corpo è capace di adattarsi agli stressor fino ad un certo punto. Stress prolungati possono diminuire o esaurire questa capacità e, quando ciò avviene, il corpo è sottoposto a rischio di male-adattamento e malattia.

stress fight flight

Sindrome Generale di Adattamento

La “Sindrome Generale di Adattamento” è la risposta che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di svariati tipi di stressor.

Gli stressors, o fattori stressanti, più comuni sono:

  1. Biologici: batteri, virus, parassiti, muffe, funghi ecc.
  2. Chimici: tossine, pesticidi, metalli pesanti, tabacco, stupefacenti ecc.
  3. Ambientali: campi elettromagnetici, radiazioni, cambiamenti barometrici o di altitudine, allergeni, obblighi o richieste dell’ambiente sociale ecc.
  4. Nutrizionali: intolleranze o allergia ad alimenti.
  5. Fisici: trauma, interventi chirurgici, lesioni, insonnia, infezioni, fatica, gravidanza ecc.
  6. Psicologici: rabbia, paura, ansietà, depressione, impegni lavorativi ecc.
  7. Spirituali: perdita del senso della vita, malattie dell’anima.

Tutti questi fattori minacciano la normale Omeostasi del corpo, e affliggono fortemente le funzioni fisiologiche e psicologiche.

 

Le tre fasi dello Stress

Secondo Selye, l’evoluzione della sindrome d’adattamento avviene in tre fasi principali, ognuna relazionata ad un meccanismo biochimico e un’attività metabolica:

Allarme:

–      L’organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento, sia fisici che mentali.

–      Es. aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna, del tono muscolare e dell’eccitazione (attivazione psicofisiologica).

–      Risposta adattativa allo stress, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) attiva il sistema nervoso e le ghiandole surrenali.

–      Fase catabolica.

 

Resistenza:

–      Il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell’affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole.

–      Es. ghiandole surrenali.

–      Adattamento allo stress.

–      Fase anabolica.

 

Esaurimento:

–      Se gli stressor continuano ad agire ripetutamente, il soggetto può venire sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico della struttura psichica e/o somatica.

–      Perdita della capacità d’adattamento.

–      Fase catabolica.

fasi stress

Dipendendo dalla fase, lo stress può portare a delle alterazioni a livello ormonale, così come nel sistema immunitario, cardiaco e nelle funzioni gastro-intestinali.

Stress prolungati comportano effetti prevedibili sul corpo, e le conseguenze psicologiche e fisiologiche di uno stress acuto o cronico possono perdurare ben oltre la fine dell’evento stressante di per sé.

 

Gli studi di H. Selye, basati sul concetto di Omeostasi, continuano ad essere la base della ricerca sullo stress e le patologie ad esso collegate. Tuttavia, più recentemente alcuni ricercatori stanno rivisitando il concetto di stress e il ruolo dell’Omeostasi, sotto una nuova luce.

 

Giovanni Turchetti

 

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